Racconti Erotici

Un pomeriggio di studio con Marco

Io e Marco stavamo sorseggiando un caffè che ci aveva gentilmente offerto sua madre prima di lasciarci in camera sua a studiare, quando il mio collega mi fece una domanda che mi imbarazzò un po’: “Carla, hai mai provato un piacere davvero estremo nella tua vita?.”

Quella domanda mi fece un po’ imbarazzare anche se in fondo io e Marco ci conoscevamo da un po’. Forse si era incuriosito per via della mia vita un po’ ritirata: non ero una di quelle ragazze che amano andare spesso in discoteca o in giro per i pub, e non frequentavo mai le feste di facoltà; insomma, ero una ragazza che conduceva una vita ordinaria ma comunque un po’ diversa da quella di molte altre nostre colleghe.

Sorrisi ed allo stesso tempo, con voce imbarazzata, risposi di no anche se non avevo capito cosa intendesse davvero. Marco si alzò dalla sedia della sua scrivania, e nell’alzarsi notai che la patta dei suoi pantaloni era un po’ più gonfia del solito: era visibilmente eccitato. “Carla – mi disse – non so se lo hai fatto apposta, ma oggi hai veramente un fisico che m i fa rabbrividire, non ho fatto altro che guardarti ed immaginare di possederti ora, su questa scrivania.”

pomeriggio di studioQuella frase mi imbarazzò ancora di più ma allo stesso tempo mi fece eccitare: si stava facendo strada, nella mia testa, un’idea trasgressiva che non avevo mai avuto e che si sarebbe potuta realizzare di lì a poco. Ma non ci fu il tempo per pensare: Marco si avvicinò a me, che ero ancora seduta, e si sbottonò i pantaloni; fece scendere un po’ gli slip, dai quali svettò il suo membro eretto, e mi prese la mano, portandomela fin lì.

Iniziai, quasi automaticamente, a masturbarlo, mentre il suo respiro si faceva sempre più affannoso e la mia passera sempre più bagnata: mi sorpresi quando la mia voglia era divenuta così forte da portarmi a toccarmi da sola mentre lo masturbavo e, ad un certo punto, da spingermi a prenderlo tutto in bocca leccando di tanto in tanto il glande ed i testicoli.

Marco continuava a pompare nella mia bocca e, quando era quasi pronto per venire, mi tirò e mi fece mettere in piedi contro la parete della sua camera: poi, mi sollevò la gonna, spostò leggermente i miei slip bianchi di pizzo, e spinse il suo pene dentro di me che scivolò dentro la mia passera ormai ricolma dei miei umori. La mia vagina ingoiò ogni centimetro del suo pene, e mentre Marco continuava a pompare sentivamo sua madre parlare al telefono dalla camera accanto: io ansimavo, ma dovevo trattenermi dal gemere e nello stesso tempo quella sensazione di pienezza mi stava davvero facendo impazzire.

Fu un momento breve ma intenso: Marco continuò a pompare fino a quando non mi sentì venire, accorgendosi delle mie contrazioni muscolari, ed infine, quando era pronto per avere il suo orgasmo, uscì dalla mia vagina e mi fece mettere inginocchiata per terra. Si masturbò per pochissimi secondi e poi, con un getto, mi inondò il viso del suo seme caldo… Facemmo giusto in tempo a rivestirci, che sua madre bussò alla porta per chiederci se il nostro pomeriggio di studio stava proseguendo bene…

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